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Psicoanalisi, i mondi che ci abitano

Psicoanalisi, i mondi che ci abitano

Psicoanalisi, i mondi che ci abitano – Cosa bisogna fare per conoscere al meglio noi stessi? Quale approccio utilizzare e a che ambito appartiene?

Questi sono stati i quesiti che hanno tenuto impegnati, e a cui hanno professionalmente risposto illustri professori, con l’introduzione di Rocco A. Zoccali, Professore Ordinario di Psichiatria presso il Policlinico Universitario di Messina G. Martino. La conferenza si è sviluppata in quattro momenti, tra loro connessi, tenuti con l’intento di informare giovani aspiranti psicologi e psichiatri su contenuti essenziali per arricchire il loro bagaglio culturale.

Psicoanalisi, i mondi che ci abitanoIl primo intervento, effettuato dal Relatore Riccardo Lombardi, Psichiatra e Psicoanalista MO FT Società Psicoanalitica Italiana, e il Discussant Massimo Cacciola, Psicoanalista MA Società Psicoanalitica Italiana S.P.I., tratta l’argomento della Dissociazione corpo-mente in psicoanalisi. Questa prima parte è caratterizzata da uno studio delle possibili problematiche dal punto di vista psicoanalitico; infatti diversi furono i Seminari di Psicoanalisi a livello Internazionale svoltisi a Messina, esplorando a partire da Freud e a seguire lo psicanalista inglese Maclean il vertice del mondo degli istinti e delle emozioni, considerandoli come elementi terapeutici trainanti. Secondo tali studi il soggetto percepisce delle emozioni, senza comprendere davvero ciò che sta attraversando, avvertendole come un vero e proprio peso e non riconoscendole cognitivamente. Ecco che è possibile sviluppare l’analisi, percorrendo la Rivoluzione Psicoanalitica, in uno scritto di John Keats dedicato alla propria fidanzata, di come all’interno dei sogni si celino emozioni incubate, e come queste siano soggette ad emergere come un’eruzione determinata da una spinta emozionale. La ricerca psicoanalitica è costituita da un atteggiamento di pazienza nei confronti del paziente e con un’attenta valutazione degli aspetti di coscienza che emergono e sono preclusi. Inoltre non si può non citare il lavoro dello stesso Riccardo Lombardi: “Metà prigioniero, metà alato”, in cui esplora la condizione umana polarizzata tra i limiti corporei (la parte «prigioniera») e la mobilità psichica (la parte «alata»), quando corpo e mente risultano reciprocamente irraggiungibili e viene compromessa la trasformazione delle emozioni in pensiero, con conseguente paralisi dell’elaborazione simbolica. Egli ha restituito a pazienti difficili la competenza sul proprio corpo e sulla propria vita. Come quando analizzò un paziente riconosciuto come schizofrenico con istinti omicidi nei confronti della madre e del medico, perché causa della sua rinuncia al matrimonio. Il dottore gli ha rovinato la vita e deve farlo anche lui, uccidendolo. Questo è l’unico modo per risolvere i suoi problemi; è un soggetto che non ha consapevolezza del proprio corpo e desidera diventare immortale per mezzo di un corpo mortale. L’’analista deve recuperare la corporeità assente e spostare l’’angolo prospettico tradizionale.

Il secondo intervento è effettuato dal relatore Giuseppe Dattola, Direttore della Scuola di Psicoterapia IACP Sede di Messina, e dal Discussant, Clemente Cedro, Professore Aggregato di Psichiatria dell’Università di Messina, tratta l’argomento di: Mente, corpo, persona. Questa seconda parte è caratterizzata uno studio di ambito psicologico-umanistico, con autori come Carl Rogers e Abraham Maslow da cui è possibile svolgere una serie di riflessioni per comprendere la lettura della mente, attraverso le loro teorie e sulla ricerca dei significati. Cos’è la mente? Essa caratterizza lo sviluppo degli studi e la forma del pensare, con una dinamica epistemologica che si avvicina al problema dei filosofi: è un lavoro che possiamo definire come l’amore per la mente. Un’apertura al mondo delle emozioni, grazie ad esse si pensa, altrimenti non ci sarebbe neanche il pensiero. Le Neuroscienze trattano i fenomeni psichici come determinati da fenomeni neurofisiologici, la mente diviene il prodotto dell’attività del cervello, secondo Damasio. Le meta-narrazioni sono dei sistemi di significato che realizzano dei percorsi di organizzazione della mente per comprendere il paziente. Gli esseri umani si interrogano sui significati delle esperienze, che poi formeranno gli stati d’animo dell’essere. Qual è il risvolto di tali studi? Avviene che nella lettura della persona tende a scomparire l’aspetto soggettivo per far prevalere quello fisiologico, ma non bisogna effettuare tali riduzionismi. Il neurofisiologo Edelman tratta la tematica di “plasticità cerebrale”, il cosiddetto Darwinismo Neurale, che per plasticità sta ad indicare la potenzialità di cambiamento che ognuno di noi ha grazie all’aprirsi all’esperienza, poco valorizzata, ma che è la chiave d’accesso per organizzare la vita attraverso gli aspetti acquisiti. La frammentazione è una questione tipica della Modernità; la persona è costituita da unione di : corpo e mente. Non è fatta di piccole parti, infatti come cita la Scuola della Gestalt, “l’insieme è diverso dalla somma delle singole parti”. Infine, ma non meno importante bisogna evidenziare la teoria Rogersiana, per cui l’organismo è capace di autoregolarsi, evidenziando il concetto di sé, costantemente imbevuto dell’essenza dell’esperienza di esso, necessaria per comprendere la sua struttura percettiva da parte dello psicologo. Questo è un approccio fenomenologico in cui c’è un contatto profondo con il paziente, dato dall’analizzare gli elementi dal particolare al generale con un metodo induttivo e studiando la loro esperienza condivisa. Oggi, rispetto al passato, ci sono delle tecniche che guariscono la persona, generando l’equilibrio tra le parti dell’uomo che lo rende sano.

Psicoanalisi, i mondi che ci abitanoIl terzo ed ultimo intervento è effettuato dal Relatore Salvatore Settineri, Professore Associato di Psicologia Clinica dell’Università di Messina, e dal Discussant Tiziana Frigiano, Psicoterapeuta e Dirigente Psichiatria DSM ASP Messina, tratta la tematica del : “Processo terapeutico e il funzionamento mentale: la trasformazione delle immagini nel cammino dell’individuo”. Secondo tale riflessione di ambito rigorosamente psicoanalitico, la mente umana funziona per immagini, esse rappresentano le forme della coscienza. Le loro caratteristiche, ha illustrato il professore sono tre rappresentazioni: umani, animali e cose. Bisogna comprendere l’evoluzione di un processo e l’immagine aiuta lo psicoanalista a comprendere in che direzione va un determinato processo, essa non fa altro che arricchirsi di più grazie al movimento. Negli studi “l’immaginazione attiva junghiana” si differenzia per gli aspetti psicologici di relazione all’immagine che essa introduce. Il metodo non fa solo emergere l’inconscio, richiede anche che si prenda posizione attiva, suscitando una sorta di confronto etico con l’immagine. Per capire meglio occorre collegarci ad alcuni punti tipici della psicologia analitica sulla cui base poggia la possibilità dell’immaginazione attiva. Essa non è comprensibile fuori dal contesto di orgine. Dell’analisi psicologica junghiana rappresenta il risultato sulla via del percorso d’individuazione psicologica. Cosa caratterizza la modalità di relazione con la psiche introdotta da C.G.Jung? Quando gli veniva chiesto quale fosse il tratto distintivo del suo modo d’intendere la psicoanalisi rispetto ad altri, Jung risponde che, dal punto di vista strettamente analitico, non esisteva un suo proprio orientamento particolare. Per quel che concerne la fase analitica della terapia, Jung dichiara che nessuna teoria o opzione tecnica lo contraddistingue in modo speciale. A seconda del caso, poteva ricorrere a riferimenti e strumenti freudiani, piuttosto che adleriani o viceversa. Se l’obiettivo a tale livello è bilanciare la prepotenza dell’irrazionalità psichica riconducendo il vissuto personale a migliori ragioni, con l’effetto di ridurre i sintomi e ricalibrare l’adattamento esistenziale, la concezione psicosessuale di Freud o la visione centrata sui conflitti di affermazione e riconoscimento da parte di Adler (per stare ai grandi termini di raffronto, del tempo) potevano funzionare per il meglio. Magari con atteggiamento più fluido e qualche variante di spirito, Jung vi si adattava benissimo. 

Per concludere Maria Rosaria Anna Muscatello, Professore Associato di Psichiatria dell’Università di Messina, espone un chiaro panorama di ciò che è stato discusso all’interno del Seminario, evidenziandone gli aspetti peculiari e aprendo i giovani aspiranti psicologi ad un mondo che abitano, ma che hanno ancora da scoprire.


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About Fabiana Donato

Studentessa Messinese di Scienze Politiche- Relazioni Internazionali. Ama leggere e scrivere tutto ciò che le suscita forte interesse. Il suo sogno è diventare un'affermata donna in carriera impegnata nell'ambito giornalistico.

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