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Sabina Guzzanti in: “Come ne venimmo fuori”

Sabina Guzzanti in “Come ne venimmo fuori”, è una feroce satira sui tempi moderni che non risparmia nessuno, dai grandi economisti liberisti e neoliberisti, ai politici e anche alla gente comune che si è assopita e vive in una sorta di torpore intellettuale in cui scarseggia lo spirito critico.

Sabina Guzzanti fin dai suoi esordi, ci ha abituati ad una comicità esilarante, ma sempre arguta, derivante dalla capacità di fotografare l’attualità e ridicolizzare i vizi umani che degenerano in un malcostume spesso diventato intollerabile.

Non fa eccezione anche il suo ultimo spettacolo “Come ne venimmo fuori (proiezioni dal futuro)”,

Il titolo sembrerebbe di buon auspicio, e forse vuole esserlo, ma l’intero monologo, scritto e interpretato al Teatro Vittorio Emanuele dalla stessa Guzzanti, con le musiche di Paolo Silvestri, la scenografia di Guido Fiorato e la regia di Giorgio Gallione. In scena dal 18 novembre al 20 novembre 2016 alle ore:

  •  Venerdì ore 21.00
  • Sabato ore 21.00
  • Domenica ore 17.30

L’idea di fondo è geniale perché l’azione si proietta nel futuro, quando il mondo ha superato con successo il periodo che va dal 1990 al 2041, definito senza mezzi termini “il secolo di merda”. Una donna (la stessa Guzzanti) sale su un piedistallo e ha a disposizione due leggii per recitare il “discorso delle celebrazioni” che si propone di rivivere, rielaborare e non dimenticare quel periodo storico perché è importante tramandare il ricordo alle nuove generazioni.

Se l’abbigliamento dell’oratrice è buffo ed esagerato, per effetto di pantaloni a zampa di elefante e di un cappello con lunghe piume blu, le sue parole taglienti non fanno sconti al punto da definire l’uomo di oggi “merdolano”. Tra una battuta e alcune riuscitissime imitazioni (Berlusconi, Marcegaglia, Meloni) l’attrice ci dimostra come in questo secolo l’opinione pubblica sia stata strumentalizzata e anche gli intellettuali (o presunti tali), in realtà, parlano senza dire nulla perché non devono smuovere le coscienze.

Nel monologo la Guzzanti dice una cosa molto vera e cioè che “Pensare è l’attività che più di tutte provoca sofferenza”. Leggiamo poco, non affrontiamo i problemi, non ci mettiamo in discussione, non ci misuriamo nella dialettica e nel confronto con gli altri, esprimiamo concetti di cui non abbiamo approfondito l’essenza ma che, magari, abbiamo estrapolato da un post su un social forum.

Vengono presi di mira anche la tecnologia e i social network come Facebook che però non viene mai citato se non con le due lettere FB, spiegando che ci trascorriamo tanto tempo perché abbiamo l’impressione di contare qualcosa. In realtà, in questo secolo, l’essere umano non conta “nulla di nulla”. La tecnologia, spesso ci priva del piacere di goderci attimi della realtà: fotografiamo e riprendiamo ogni situazione che poi non rivedremo mai fino a quando dovremo cancellare i file per liberare la memoria del cellulare, liberandoci da una sorta di senso di colpa per non aver mai visionato quel materiale.

Non poteva mancare anche la critica del sistema economico post- capitalista o neoliberista su cui la Guzzanti lavora già da qualche anno nonché il degrado di una classe politica corrotta e abitualmente dedita al delinquere senza alcun timore di essere puniti. Critica allo stesso modo il ventennio berlusconiano che il passaggio al Governo Monti e a quelli di Renzi privo di una legittimazione popolare.

La Guzzanti ipotizza una via di uscita, immaginando che arriverà la fortuna quando torneremo a comportarci da esseri umani dotati da audacia, tenacia, spirito critico e intraprendenza. Mi sembra un consiglio da prendere seriamente in considerazione.

 


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About Fabiana Donato

Studentessa Messinese di Scienze Politiche- Relazioni Internazionali. Ama leggere e scrivere tutto ciò che le suscita forte interesse. Il suo sogno è diventare un'affermata donna in carriera impegnata nell'ambito giornalistico.

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